Molti storici riportano la fondazione di Seminara alla fine del VI Secolo ad opera dei Taurianesi ed gran parte di abitanti della Valle delle Saline i quali dopo l’assalto dell’esercito longobardo di Re Autari III decisero di costruire un castello sicuro per rifugiarsi in caso di pericolo.
Seminaria Civitas – Oppidum Seminaria – Castrum Seminaria” i latini gli attribuirono il nome di Seminarium, ovvero semenzaio, vivaio, non tanto per i beni materiali prodotti, come annota Tommaso Aceti, quanto perché considerata patria di uomini illustri. Seminara incominciò ad accrescersi e ad ampliarsi allorquando gli abitanti della fascia costiera, furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni per le continue scorrerie dei saraceni, cercando rifugio in luoghi più distanti dal mare.
Occupata da Pietro d’Aragona, nella seconda metà del Duecento, rimase sotto il dominio diretto della famiglia reale fino alla fine del XV secolo, quando fu concessa da Ferdinando II agli Spinelli, che ne conservarono il possesso fino all’abolizione del feudalesimo.
Nelle sue vicinanze le truppe francesi, comandate dal generale d’Aubigny, furono sconfitte da quelle spagnole, guidate da Consalvo di Cordova e da Ugo de Cardona. Dopo la distruzione di Reggio di Calabria a opera dei turchi, sul finire del Cinquecento, vi furono trasferiti gli archivi e gli uffici del capoluogo. Già gravemente colpita da più terremoti, nel corso del XVII secolo, fu devastata dal sisma del 1783 e ricostruita più a monte.
Posta a capo di uno dei cantoni del dipartimento della Sagra, ai tempi della Repubblica Partenopea, con le riforme amministrative attuate dai francesi, all’inizio del XIX secolo, fu inclusa tra le università del cosiddetto governo di Palmi.
I Borboni ne fecero il capoluogo di un nuovo circondario, comprendente anche Melicuccà.
Fu dichiarato comune autonomo nel 1811.
Le ceramiche di Seminara
La ceramica di Seminara è famosa in tutto il mondo. Le sue origini ci portano indietro nel tempo di molti secoli sebbene non si sappia con esattezza quando la lavorazione della ceramica per fini artistici e decorativi sia diventata la principale attività del piccolo Borgo calabrese. Per certo sappiamo che nel 1746 risultano presenti almeno 23 botteghe di ceramica.
Nel ‘700 infatti Seminara è famosa per la sua ceramica al pari di Caltagirone in Sicilia, ma subì terribili danni fino a quasi scomparire in seguito al disastroso terremoto del 1783 che rase al suolo il paese.
La ricostruzione della città fu lenta, ma a metà ‘800 si registra già una nuova e intensa attività di produzione di ceramica, per lo più nel quartiere Pignatari.
Nel 1880 si attestano ben 28 fornaci nel borgo con i relativi mulini per la lavorazione degli smalti usati per la colorazione delle stesse. L’attività dava lavoro a molte famiglie. Gli abitanti di Seminara a metà ‘900 fondano una cooperativa di ceramisti a cui aderiscono circa 60 artigiani del borgo. Tra i mastri ceramisti vi aderiscono Domenico Ditto, Antonio Ferraro e Antonio Latino.
Oggi sono soprattutto le famiglie Condurso e Ferraro a portare avanti questa antica tradizione. Mentre i Condurso sono fedeli seguaci delle antiche tecniche e forme (con prevalenza cromatica di verdi e blu e giallo), i Ferraro, sebbene abbiano mantenuto il rispetto delle antiche tradizioni e colorazioni su una linea di prodotti ceramici, hanno tuttavia introdotto tecniche di lavorazione innovative che conferiscono uno stile unico e riconoscibile (con prevalenza cromatica dei gialli).
Tra le forme prodotte vi sono: anfore biansate (lancelle), boccali (cannate), spesso con ornati a rilievo (detti cuccumi), piccole brocche con becco (bumbuleji), orci a forma di riccio (porroni a riccio), borracce a ciambella, lanterne, bottiglie e fiasche antropomorfe (babbaluti), maschere grottesche (maschere apotropaiche), vasi da balcone (graste).
Inoltre si trovano le borracce a forma di pesce che avevano uno scopo prettamente votivo in quanto destinate ai pellegrini che si recavano a venerare San Rocco a Rosarno. Per finire, una tipologia che possiamo definire quasi iniziatica, il “gappacumpari” (“bevi se puoi”): una brocca da vino con una serie di fori da cui può bere solo chi è molto abile.
Famose le maschere caratterizzate da bocche spalancate, lunghe lingue, occhi spirdati, cosiddette apotropaiche, in greco apotropaico vuol dire “che allontana”, infatti queste maschere venivano appese fuori dalla porta di casa perché si pensava che allontanassero gli spiriti maligni.
