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Il comune di Cittanova si trova a 400 m sul livello del mare, ai piedi dell’Aspromonte, su terreni quaternari alluvionali, costituiti da sabbie e ghiaie incoerenti che coprono gli ampi terrazzi digradanti verso il Golfo di Gioia. Cittanova domina la piana di Gioia Tauro dalla terrazza più alta, quella confinante col massiccio delle Serre, quasi a contatto tra le due formazioni litologiche: alluvionale e cristallina.

Questa conformazione geologica favorisce la propagazione dei sismi, in quanto l’incoerenza della coltre alluvionale viene aumentata durante i terremoti dalla formazione cristallina contigua e sottostante. Il territorio di Cittanova è attraversato dall’omonima faglia che fa parte del sistema di faglie Serre-Aspromonte, lunga 30 chilometri e tuttora attiva.

Il 21% del territorio di Cittanova fa parte del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Le case sono disposte in leggero pendio sulla destra del Torrente Serra, in pianta regolare impostata su una piazza centrale da cui dipartono a raggiera numerose strade.

Le radici storiche della città risalgono nei primi decenni del 1600, inizialmente con il nome di Casalnuovo, nelle intenzioni del feudatario doveva raccogliere le popolazioni dei villaggi dei suoi latifondi, precedentemente presenti nei dintorni ma spopolati dai terremoti e dalle epidemie avvenuti nel 1616 e sarebbe servito anche a controllare agevolmente l’importante via che univa il Tirreno allo Ionio tramite il Passo del Mercante. 

Per questi motivi, venne scelto come luogo di edificazione un punto nei pressi di Cortoladi, villaggio distrutto completamente dalle scosse telluriche del 1616 e che sorgeva vicino a Radicena.

L’edificazione di Casalnuovo cominciò subito dopo e il principe vi fondò il suo palazzo di residenza, facendolo quindi diventare punto di riferimento per i suoi feudi ed accrescendone fin dagli inizi l’importanza Furono costruite case molto basse (per paura di eventuali sismi futuri) e numerose chiese e conventi.

In seguito agli ingenti danni arrecati dal violento sisma del 5 febbraio 1783, denominato “il flagello”, la cittadine venne completamente distrutta, e solo grazie alla forza e alla costanza degli abitanti risorse a tal punto che, per decreto reale di Ferdinando II di Borbone del 1° Aprile 1852, Casalnuovo assunse l’attuale denominazione di Cittanova.

Il Pesce Stocco

Lo stocco calabrese rappresenta una pagina di storia importante nella tradizione gastronomica locale e naturalmente la particolarità legata al fatto che non solo il piatto tipico locale è un pesce norvegese, ma che lo sia in un paese lontano dal mare, situato nell’entroterra del territorio di Reggio Calabria, e che il suo stocco sia ormai considerato un prodotto di ottima qualità.

Questo alimento ha diverse denominazioni, indipendentemente dalla sua etimologia ed è abbastanza usuale che al sud d’Italia venga chiamato indifferentemente stoccafisso, stocco o pesce stocco.

Tra l’Aspromonte e le Serre nei secoli passati spesso si vedevano dei muli avanzare trasportando il pesce stocco proveniente dalla Norvegia; questo arrivava con le navi al Porto di Pizzo Calabro, sul Mar Tirreno, e da lì giungeva anche in piccolissimi paesi montanari i cui abitanti apprezzavano questa tipologia di merluzzo per le sue qualità.

Cittanova è posta alle pendici dell’Aspromonte ed è diventata la patria dello stocco De.c.o. che prevede ovviamente un Disciplinare di Produzione e di utilizzo del Marchio, a tutela del prodotto, ed è sede dell’Accademia dello Stoccafisso di Calabria. 

Oggi le aziende importano anche loro direttamente lo stocco dai freddi mari del nord, precisamente dalle isole Lofoten, la cui qualità migliore è la Ragnar, spesso chiamata qualità Ragno.

 La pesca del merluzzo avviene tra febbraio e aprile, poi il pesce viene lasciato essiccare sulle rastrelliere, una volta arrivato in Calabria viene lavorato artigianalmente e immerso nell’acqua oligominerale dello Zomaro, in Aspromonte.

La storia dello stocco in Italia e in Calabria parte da molto lontano. Già dai tempi di Carlo Magno, il merluzzo pescato subiva il trattamento di essiccazione naturale, a differenza del baccalà che viene messo sotto sale.

 Questo consentiva di portare il pesce sulle navi e di conservarlo per molto tempo. È grazie a Pietro Querini, mercante e navigatore veneziano, se questo pesce è giunto in Italia nel 1400 per una mera casualità: fu costretto a sbarcare nell’Europa del Nord e lì vide per la prima volta il merluzzo essiccato all’aria fredda.

Il pesce stocco arrivò dal Nord Europa in Calabria nel XVI secolo, passando da Napoli fino al porto di Pizzo Calabro. La lavorazione dello stocco è sempre avvenuta sul posto in Calabria e in maniera artigianale, per quanto possa sembrare alquanto singolare che una regione del Sud, circondata dal mare ricco di pesce, abbia trovato nello stocco una sua vocazione.

A tal punto che lo stoccafisso in Calabria è diventato un prodotto identitario di Cittanova, ma anche dell’intera Calabria che ne esalta il gusto attraverso la combinazione con i prodotti del luogo con ricette dal sapore straordinario.